Ogni azione che non proceda dalla conoscenza manca di principio e non è che vana agitazione; ogni potere che non si riconosca subordinato all’autorità spirituale è del pari vano e illusorio; separato dal suo principio, potrà esercitarsi soltanto in modo disordinato e correrà fatalmente verso la rovina. Per far risplendere le virtù naturali del cuore di tutti gli uomini, gli antichi principi si adoperavano prima di tutto a ben governare ciascuno il proprio principato. Per ben governare il principato essi prima di tutto stabilivano il buon ordine nelle loro famiglie. Per stabilire il buon ordine nelle loro famiglie, lavoravano prima di tutto a perfezionare se stessi. Per perfezionare se stessi, disciplinavano prima di tutto i battiti del loro cuore. Per disciplinare i battiti del loro cuore, rendevano perfetta prima di tutto la loro volontà. Per rendere perfetta la volontà, sviluppavano il più possibile le loro conoscenze. Le conoscenze si sviluppano penetrando la natura delle cose. Penetrata la natura delle cose, le conoscenze raggiungono il grado più elevato. Quando le conoscenze sono arrivate al grado più elevato, la volontà diventa perfetta. Quando la volontà è perfetta, i battiti del cuore diventano regolari. Regolati i battiti del cuore, l’uomo tutto è privo di difetti.

La libertà totale, l’indeterminazione totale non è quel che si oppone al senso. Si può produrre senso anche giocando con il disordine e l’aleatorio. Nuove diagonali di senso, nuove sequenze possono prodursi dai flussi disordinati del desiderio, come accade in tutte le filosofie moderne, molecolari o intensive che siano, che pretendono di dar scacco al senso per diffrazione, diramazione e moto browniano del desiderio - come per il caso, non bisogna sottovalutare la capacità del desiderio di generare mostri (logici). Non si sfugge al senso con la sconnessione, lo slegamento, la deterritorializzazione. Vi si sfugge sostituendo agli effetti di senso un simulacro più radicale, un ordine ancora più convenzionale - l’ordine alfabetico, la regola del gioco, le innumerevoli ritualizzazioni della vita quotidiana che danno scacco, contemporaneamente, al disordine (il caso) e all’ordine del senso (politico, storico, sociale) che si vogliono imporre loro. L’indeterminazione, la sconnessione, la proliferazione stellare o rizomatica riescono solo a generalizzare gli effetti di senso allargandoli a tutta la sfera del non-senso: generalizzano la forma pura del senso, quella di una finalità senza fine né contenuto. Solo il rituale abolisce il senso.