La noncuranza è il sacrificio, un sacrificio che può essere solo incurante, futile, che è forse l’errore, che si espia immediatamente come l’errore, ma che ha per sostanza la leggerezza, l’indifferenza e l’innocenza: sacrificio senza cerimonia, in cui perfino il sacro (la notte nella sua profondità inavvicinabile), è reso all’inessenziale, che non è il profano ma è al di qua delle categorie, dallo sguardo noncurante che non è neppure sacrilegio, non ha la pesantezza nè la gravità di un atto di profanazione. L’ispirazione, con lo sguardo di Orfeo, è legata al desiderio. Il desiderio è legato alla noncuranza attraverso l’impazienza. Chi non è impaziente non arriverà mai alla noncuranza, all’istante in cui la preoccupazione si unisce alla propria trasparenza; ma chi si limita all’impazienza non sarà mai capace dello sguardo incurante, vacuo, di Orfeo. Ecco perché l’impazienza deve essere il centro della profonda pazienza, il bagliore puro che l’attesa infinita, il silenzio, la riserva della pazienza fanno scaturire dal proprio seno, non soltanto come la scintilla che l’estrema tensione accende, ma come il punto luminoso che è sfuggito a questa attesa, la felice casualità della noncuranza.

Ogni azione che non proceda dalla conoscenza manca di principio e non è che vana agitazione; ogni potere che non si riconosca subordinato all’autorità spirituale è del pari vano e illusorio; separato dal suo principio, potrà esercitarsi soltanto in modo disordinato e correrà fatalmente verso la rovina. Per far risplendere le virtù naturali del cuore di tutti gli uomini, gli antichi principi si adoperavano prima di tutto a ben governare ciascuno il proprio principato. Per ben governare il principato essi prima di tutto stabilivano il buon ordine nelle loro famiglie. Per stabilire il buon ordine nelle loro famiglie, lavoravano prima di tutto a perfezionare se stessi. Per perfezionare se stessi, disciplinavano prima di tutto i battiti del loro cuore. Per disciplinare i battiti del loro cuore, rendevano perfetta prima di tutto la loro volontà. Per rendere perfetta la volontà, sviluppavano il più possibile le loro conoscenze. Le conoscenze si sviluppano penetrando la natura delle cose. Penetrata la natura delle cose, le conoscenze raggiungono il grado più elevato. Quando le conoscenze sono arrivate al grado più elevato, la volontà diventa perfetta. Quando la volontà è perfetta, i battiti del cuore diventano regolari. Regolati i battiti del cuore, l’uomo tutto è privo di difetti.