Vi è senza dubbio, qualcosa di tragicamente distruttivo nel fondo dell’amore così come si presenta nella sua forma animale primitiva, nell’invincibile istinto che spinge un maschio ed una femmina a confondere le loro viscere in una stretta furiosa. Quella stessa forza che fa confondere le loro viscere separa, in un certo senso, le loro anime; abbracciandosi, si odiano con la stessa forza con cui si amano, e soprattutto lottano, lottano per un terzo ancora privo di vita. L’amore è una lotta, e vi sono specie di animali in cui il maschio nell’unirsi alla femmina la maltratta, e altre in cui la femmina divora il maschio dopo che l’ha fecondata. (…) L’altra forma di amore, l’amore spirituale, nasce dal dolore, nasce dalla morte dell’amore carnale; nasce anche dal compassionevole sentimento di protezione che i genitori provano verso la debole prole. Gli amanti non giungono ad amarsi rinunciando a se stessi, a fondere realmente le loro anime e non già i corpi, se non dopo che il poderoso pestello del dolore ha triturato i loro cuori in uno stesso mortaio di angoscia. Allora si conoscono, si sentono, si con-sentono nella loro comune miseria, si compatiscono e si amano. Giacché amare è compatire, e se i corpi sono uniti dal godimento, è il dolore che unisce le anime. Crescendo, l’amore - quest’ansia ardente di sorpassarsi e di approfondirsi - si estende a tutto ciò che vede, estende a tutto la sua compassione. Nella misura in cui ti addentri in te stesso e in te stesso sprofondi, vai progressivamente scoprendo la tua inanità, che non sei quello che vorresti essere, che non sei altro, in definitiva, che un nulla. E toccando con mano la tua nullità, sentendo che la tua essenza non è permanente, non potendo giungere alla tua infinità, né tanto meno alla tua eternità, compatirai te stesso con tutto il cuore e ti accenderai per te stesso di un amore doloroso, uccidendo quello che si definisce amor proprio e che è soltanto una specie di voluttà sensuale di te stesso, qualcosa di simile alla carne della tua anima che gode di se stessa. L’amore spirituale per noi stessi, la compassione che scopriamo verso noi stessi, si potrà forse definire egotismo, ma è quanto di più opposto vi sia al volgare egoismo. Giacché da questo amore o compassione per se stessi, da questa intensa disperazione di non esser stati prima di nascere, e di non esser più dopo la morte, si giunge a compatire, ossia ad amare, tutti i propri simili e fratelli in apparenza, processioni di ombre miserabili erranti da un nulla ad un nulla, scintille di coscienza che brillano per un istante nelle tenebre eterne ed infinite. E dall’amore degli altri uomini, dei tuoi simili, partendo da quelli che ti sono più simili, da coloro che ti vivono a fianco, compatirai tutti coloro che vivono, e perfino quello che forse non vive ma esiste. Quella stella lontana che splende lassù nella notte, un giorno si spegnerà e diventerà polvere, cesserà di splendere e di esistere. E come lei, tutto il cielo stellato. Povero Cielo! E se è doloroso dover cessare un giorno di essere, forse ancor più doloroso sarebbe continuare a essere sempre se stessi, solo se stessi, senza poter essere anche un altro, tutti gli altri, tutto.

Questo corpo vivo, questo giorno felice, questa alleanza della luce e dell’occasione, in cui tutto è favorevole e dorato, e tutto dice che qualcosa è maturo, pronto a sbocciare, e che bisogna cogliere ciò che, se non cade nella mano, cadrà nel tempo, - l’anima turbata e tuttavia pigra dice a se stessa: - Devo, non devo? e si risponde che tutte queste circostanze sono combinate / riunite / con una delicatezza tale e una tale eccezionale perfezione che chiedono, impongono di coglierne tutto il frutto, non bisogna assolutamente lasciarle inutilizzate e basta sollecitarle un minimo per ottenere molto. Lasciar perdere una voluttà (il Noli me / se / carpere) bell’è pronta, infinitamente vicina. Potenza e atto. Ma mostrare anche il ruolo del movimento della coscienza velenosamente punta dal rimorso, - l’acuto senso di danno irreparabile - dapprima - e poi il rizzarsi che oppone serpente a serpente, e la successiva nitida considerazione di quel che sarebbe stato con il dolore di non averlo ottenuto. Che cosa straordinaria queste alternanze della coscienza, che fanno sì che il mondo presente e il mondo assente si avvicendino, come se passassero l’uno attraverso l’altro, e ciò che è più recente si dilati, nasconda tutto il resto, possieda l’intero essere; e poi venga perforato in un punto, e si laceri, e ceda il campo a un orizzonte di atti e di cose completamente diverso. È come la lotta di due esseri viventi e - ci sono davvero due e più esseri viventi, e nessun uomo - voglio dire, nessun essere definibile una volta per tutte.

Questo corpo vivo, questo giorno felice, questa alleanza della luce e dell’occasione, in cui tutto è favorevole e dorato, e tutto dice che qualcosa è maturo, pronto a sbocciare, e che bisogna cogliere ciò che, se non cade nella mano, cadrà nel tempo, - l’anima turbata e tuttavia pigra dice a se stessa: - Devo, non devo? e si risponde che tutte queste circostanze sono combinate / riunite / con una delicatezza tale e una tale eccezionale perfezione che chiedono, impongono di coglierne tutto il frutto, non bisogna assolutamente lasciarle inutilizzate e basta sollecitarle un minimo per ottenere molto. Lasciar perdere una voluttà (il Noli me / se / carpere) bell’è pronta, infinitamente vicina. Potenza e atto. Ma mostrare anche il ruolo del movimento della coscienza velenosamente punta dal rimorso, - l’acuto senso di danno irreparabile - dapprima - e poi il rizzarsi che oppone serpente a serpente, e la successiva nitida considerazione di quel che sarebbe stato con il dolore di non averlo ottenuto. Che cosa straordinaria queste alternanze della coscienza, che fanno sì che il mondo presente e il mondo assente si avvicendino, come se passassero l’uno attraverso l’altro, e ciò che è più recente si dilati, nasconda tutto il resto, possieda l’intero essere; e poi venga perforato in un punto, e si laceri, e ceda il campo a un orizzonte di atti e di cose completamente diverso. È come la lotta di due esseri viventi e - ci sono davvero due e più esseri viventi, e nessun uomo - voglio dire, nessun essere definibile una volta per tutte.