Ave Maria piena di(s)grazia.

Questo corpo vivo, questo giorno felice, questa alleanza della luce e dell’occasione, in cui tutto è favorevole e dorato, e tutto dice che qualcosa è maturo, pronto a sbocciare, e che bisogna cogliere ciò che, se non cade nella mano, cadrà nel tempo, - l’anima turbata e tuttavia pigra dice a se stessa: - Devo, non devo? e si risponde che tutte queste circostanze sono combinate / riunite / con una delicatezza tale e una tale eccezionale perfezione che chiedono, impongono di coglierne tutto il frutto, non bisogna assolutamente lasciarle inutilizzate e basta sollecitarle un minimo per ottenere molto. Lasciar perdere una voluttà (il Noli me / se / carpere) bell’è pronta, infinitamente vicina. Potenza e atto. Ma mostrare anche il ruolo del movimento della coscienza velenosamente punta dal rimorso, - l’acuto senso di danno irreparabile - dapprima - e poi il rizzarsi che oppone serpente a serpente, e la successiva nitida considerazione di quel che sarebbe stato con il dolore di non averlo ottenuto. Che cosa straordinaria queste alternanze della coscienza, che fanno sì che il mondo presente e il mondo assente si avvicendino, come se passassero l’uno attraverso l’altro, e ciò che è più recente si dilati, nasconda tutto il resto, possieda l’intero essere; e poi venga perforato in un punto, e si laceri, e ceda il campo a un orizzonte di atti e di cose completamente diverso. È come la lotta di due esseri viventi e - ci sono davvero due e più esseri viventi, e nessun uomo - voglio dire, nessun essere definibile una volta per tutte.

Questo corpo vivo, questo giorno felice, questa alleanza della luce e dell’occasione, in cui tutto è favorevole e dorato, e tutto dice che qualcosa è maturo, pronto a sbocciare, e che bisogna cogliere ciò che, se non cade nella mano, cadrà nel tempo, - l’anima turbata e tuttavia pigra dice a se stessa: - Devo, non devo? e si risponde che tutte queste circostanze sono combinate / riunite / con una delicatezza tale e una tale eccezionale perfezione che chiedono, impongono di coglierne tutto il frutto, non bisogna assolutamente lasciarle inutilizzate e basta sollecitarle un minimo per ottenere molto. Lasciar perdere una voluttà (il Noli me / se / carpere) bell’è pronta, infinitamente vicina. Potenza e atto. Ma mostrare anche il ruolo del movimento della coscienza velenosamente punta dal rimorso, - l’acuto senso di danno irreparabile - dapprima - e poi il rizzarsi che oppone serpente a serpente, e la successiva nitida considerazione di quel che sarebbe stato con il dolore di non averlo ottenuto. Che cosa straordinaria queste alternanze della coscienza, che fanno sì che il mondo presente e il mondo assente si avvicendino, come se passassero l’uno attraverso l’altro, e ciò che è più recente si dilati, nasconda tutto il resto, possieda l’intero essere; e poi venga perforato in un punto, e si laceri, e ceda il campo a un orizzonte di atti e di cose completamente diverso. È come la lotta di due esseri viventi e - ci sono davvero due e più esseri viventi, e nessun uomo - voglio dire, nessun essere definibile una volta per tutte.

Non è lecito in letteratura pensare a pure coincidenze, bisogna essere consapevoli del fatto che si tratta ogni volta di spinte rivoluzionarie a se stanti. Eppure si continua a dire che le cose erano nell’aria. Ma io non credo che le cose stiano semplicemente nell’aria e che tutti possano raggiungerle e appropriarsene. Perchè le esperienze nuove vengono fatte, non respirate con l’aria. L’aria o gli altri forniscono esperienza solo a coloro i quali non hanno mai avuto una propria esperienza. E io sono convinta che dove non vengono sollevate le eterne, sempre nuove domande che non risparmiano nessuno sul perchè e sul fine ultimo delle cose, e le altre che a queste si legano, compresa, se volete, la questione della colpa, e dove nell’autore stesso non esista il dubbio, il sospetto, e cioè la vera problematica, là, io credo, non può nascere nuova poesia.